
In un piccolo appartamento di Yokohama dove l’aria non si muove mai, Kaito Satō, diciottenne recluso e ossessionato, misura il mondo con lo sguardo di un chirurgo e di un trader. La sua unica costante è Akemi, la madre: il seno pesante, caldo, geometrico, la Forma Originale da cui nasce ogni suo desiderio e ogni sua colpa.
Ciò che inizia come un feticismo proibito e claustrofobico — reggiseni rubati, tocchi “autorizzati”, autolesionismo rituale, la “Seconda Voce” che commenta ogni impulso — si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più pericoloso. Kaito scopre che lo stesso sguardo geometrico con cui analizza la curva di un seno può essere applicato ai grafici di borsa. Nasce così l’Algoritmo Fūsen: uno strumento di speculazione spietata che gli permette di accumulare potere, denaro e complici.
Accanto a lui compare Mika, broker della Kyoshin Capital, predatrice e complice. Insieme costruiscono un sistema in cui la carne diventa asset, le vittime diventano “Forme” e la morte è solo l’ultima quotazione di un titolo. Mentre Kaito colleziona i suoi trofei in resina epossidica e manipola la madre attraverso un’identità falsa, il detective Ishii inizia a seguire le tracce di un serial killer che non lascia quasi nulla di umano dietro di sé.
Ma ogni collezione ha un pezzo mancante. E l’Originale non si lascia mettere in un blocco di cristallo senza reagire.
Il Collezionista di Seni è un romanzo di body-horror psicologico, feticismo estremo e finanza cinica, dove la geometria del desiderio diventa algoritmo di morte e la carne viva si riprende ciò che le era stato sottratto.
Un’opera cruda, claustrofobica e geometricamente perfetta, che non fa sconti al lettore.
Questo non è un thriller tradizionale né un semplice romanzo erotico dark. È un’opera di ossessione portata alle sue conseguenze logiche più estreme: dal microscopicamente intimo (il peso di un seno, la temperatura della pelle, l’odore del sapone) fino alla scala industriale della violenza e della speculazione finanziaria. Gianpiero Micheli costruisce un universo in cui ogni gesto, ogni taglio, ogni operazione di borsa risponde alla stessa legge: misurare, catalogare, stabilizzare ciò che è vivo e quindi destinato a marcire. Il risultato è un testo denso, clinico e allo stesso tempo febbrile, che lascia un’immagine finale difficile da dimenticare.
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